Ho sempre avuto una pessima calligrafia. Al liceo spesso capitava di essere rimproverato o di essere penalizzato nei compiti scritti, però per quanto cercassi di renderla il più comprensibile possibile non ho mai provato a cambiarla più di tanto. A me andava bene, con tutti i suoi difetti. Una volta però un professore fece un'osservazione che io lì per lì smentii senza indugi, ma su cui ora continuo a riflettere. Il professore si chiedeva se l'incomprensibilità della mia scrittura fosse dovuta a un mio volere di non farla intendere agli altri. Semplicemente scrivevo per me e non per gli altri.
È una cosa bizzarra. La scrittura è comunicazione, anche se molti hanno cercato di trovare un modo per comunicare in maniera sicura attraverso la crittografia, è sempre stato per proteggersi dagli altri e quindi per comunicare con i propri alleati. La scrittura è sempre stata utilizzata per condividere qualcosa con i propri simili, qualche informazione che spesso dovesse durare e che avesse un qualche scopo.
Invece, a distanza di anni, devo in qualche modo dar ragione al professore. La calligrafia rispecchia me stesso forse più di quanto io pensi. Non sono interessato a che gli altri possano leggere ciò che viene scritto da me. Non sono interessato a che gli altri possano sapere quello che io penso o provo. Sicuramente questo è un riflesso delle mie difficoltà nel comunicare con gli altri e in parte è dovuto al mio vedermi come solo uno dei tanti, il cui pensiero non è molto importante. In fondo siamo più di 7 miliardi e nell'era dei social siamo tutti a condividere ogni singolo istante di vita come se al resto del mondo potesse importare qualcosa, come se la propria vita fosse la più importante e dovesse essere registrata e ammirata dagli altri. Dopotutto, anche io ora sto scrivendo su un blog e in qualche modo contribuisco ad aumentare il caos.
In questo periodo ho bisogno di capirmi un po' meglio, di dare uno sguardo seppur fugace allo specchio.
Trovo molto interessante il gesto della scrittura. Mettendo nero su bianco si dà forma ai pensieri, si mette ordine il caos di tutti i giorni, ci si prende un attimo di tempo e si decide su cosa concentrare i mille fugaci pensieri o meglio quale dei tanti è quello più consistente. Il modo con cui lo si fa e le parole che si scelgono hanno un determinato valore che se di primo acchito sembrano scontate, successivamente possono suggerire diverse chiavi di lettura.
Così ho deciso di avere anche uno spazio tutto mio, uno specchio personale, un mio Pensatoio dove raccogliere tutto ciò che mi possa passare per la mente e che possa ritenere necessario mettere un po' più a fuoco.
È una cosa bizzarra. La scrittura è comunicazione, anche se molti hanno cercato di trovare un modo per comunicare in maniera sicura attraverso la crittografia, è sempre stato per proteggersi dagli altri e quindi per comunicare con i propri alleati. La scrittura è sempre stata utilizzata per condividere qualcosa con i propri simili, qualche informazione che spesso dovesse durare e che avesse un qualche scopo.
Invece, a distanza di anni, devo in qualche modo dar ragione al professore. La calligrafia rispecchia me stesso forse più di quanto io pensi. Non sono interessato a che gli altri possano leggere ciò che viene scritto da me. Non sono interessato a che gli altri possano sapere quello che io penso o provo. Sicuramente questo è un riflesso delle mie difficoltà nel comunicare con gli altri e in parte è dovuto al mio vedermi come solo uno dei tanti, il cui pensiero non è molto importante. In fondo siamo più di 7 miliardi e nell'era dei social siamo tutti a condividere ogni singolo istante di vita come se al resto del mondo potesse importare qualcosa, come se la propria vita fosse la più importante e dovesse essere registrata e ammirata dagli altri. Dopotutto, anche io ora sto scrivendo su un blog e in qualche modo contribuisco ad aumentare il caos.
In questo periodo ho bisogno di capirmi un po' meglio, di dare uno sguardo seppur fugace allo specchio.
Trovo molto interessante il gesto della scrittura. Mettendo nero su bianco si dà forma ai pensieri, si mette ordine il caos di tutti i giorni, ci si prende un attimo di tempo e si decide su cosa concentrare i mille fugaci pensieri o meglio quale dei tanti è quello più consistente. Il modo con cui lo si fa e le parole che si scelgono hanno un determinato valore che se di primo acchito sembrano scontate, successivamente possono suggerire diverse chiavi di lettura.
Così ho deciso di avere anche uno spazio tutto mio, uno specchio personale, un mio Pensatoio dove raccogliere tutto ciò che mi possa passare per la mente e che possa ritenere necessario mettere un po' più a fuoco.
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